Lun. Set 28th, 2026
Laura Venezia

Ci sono fotografi che scattano immagini. E poi ci sono fotografi che riescono a raccontare ciò che l’immagine non mostra: il calore dell’aria, la tensione di un momento, la vibrazione emotiva di una folla. Laura Venezia appartiene a questa seconda categoria.

Fotografa e giornalista italiana, Laura Venezia si muove da anni tra due mondi che sembrano lontanissimi ma che, nel suo percorso, convivono in modo naturale: il Vaticano e il Cinema internazionale. Da una parte le udienze del Santo Padre, le liturgie solenni, la storia che si scrive sotto il cielo di Piazza San Pietro. Dall’altra la magia del red carpet, i festival cinematografici più prestigiosi al mondo, le star che arrivano dal mare come apparizioni.

Oggi Laura Venezia è una professionista accreditata presso la Sala Stampa della Santa Sede e nei principali festival cinematografici, capace di trasformare ogni esperienza in un racconto narrativo. Ed è proprio questa capacità che rende il suo nome sempre più riconoscibile.

Un Leone per la Pace: il nuovo Papa raccontato da Laura Venezia

Uno degli episodi più recenti e intensi nel lavoro di Laura Venezia riguarda l’udienza generale di mercoledì 11 giugno 2025, in Piazza San Pietro, con protagonista il nuovo Santo Padre Leone XIV.

Nel suo racconto, Laura Venezia descrive un’atmosfera fisica e quasi cinematografica: una giornata che si annuncia caldissima fin dalle prime ore del mattino, ma nonostante questo una folla impressionante si riversa in Vaticano. Circa 40.000 fedeli presenti per la tradizionale udienza del mercoledì.

È qui che emerge uno degli aspetti più interessanti della scrittura di Laura Venezia: la capacità di trasformare un evento religioso in un’esperienza narrativa, piena di dettagli, emozioni e significato.

La catechesi del Papa, spiega Laura Venezia, parte dal Vangelo di Marco. Il messaggio centrale è limpido e potente: non bisogna mai abbandonare la speranza, nemmeno quando ci sentiamo perduti.

L’episodio biblico di Bartimeo, il cieco incontrato da Gesù a Gerico, diventa simbolo di una condizione umana universale: quella in cui l’uomo non riesce più a trovare una via d’uscita.

Il messaggio di Leone XIV: fragilità, responsabilità e fede

Nel racconto di Laura Venezia, la figura di Bartimeo assume un significato moderno. Il cieco deve presentarsi a Gesù in tutta la sua fragilità. E questo gesto, apparentemente semplice, diventa una lezione enorme: per essere guariti bisogna prima avere il coraggio di mostrarsi.

Secondo Laura Venezia, molti di noi desiderano guarire dalle proprie ferite, ma restano fermi, immobili, perché guarire significa anche assumersi una responsabilità.

Il Santo Padre Leone XIV, continua Laura Venezia, esorta a realizzare ciò che desideriamo anche quando sembra impossibile. Anche quando gli altri rimproverano, giudicano o umiliano.

E qui arriva la frase che più colpisce nel suo racconto:

  • la fede salva

  • la fede guarisce

  • la fede rende liberi

Un messaggio che non resta astratto, ma diventa un invito a gridare per chi soffre, perché il Signore ascolterà e si fermerà.

In questo episodio, Laura Venezia non è solo fotografa: è testimone.

Laura Venezia e la Mostra del Cinema: un appuntamento fisso con la magia

Dall’aria rovente di Piazza San Pietro alle luci della laguna. Il percorso di Laura Venezia è fatto di passaggi sorprendenti, eppure perfettamente coerenti.

Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Laura Venezia è una presenza costante. Lavora come fotografa accreditata e documenta il red carpet più antico e iconico del mondo.

La Mostra non è soltanto un festival: è un rito culturale che nasce nel 1932 e che continua a rappresentare un simbolo internazionale del cinema d’autore e dell’eleganza italiana.

Ma il lavoro di Laura Venezia non si limita a scattare fotografie “ufficiali”. Il suo talento emerge soprattutto nei momenti laterali, quelli che molti ignorano ma che spesso regalano le immagini più autentiche.

Penelope Cruz e la fotografia “lontano dai flash”

Uno degli aneddoti più celebri raccontati da Laura Venezia riguarda Penelope Cruz. Nel corso degli anni, la fotografa è riuscita più volte a immortalare l’attrice spagnola in un momento particolare: l’arrivo all’imbarcadero del Palazzo del Casinò, al Lido.

Non sul red carpet principale, non tra la folla dei flash, ma in un contesto più intimo e reale.

Ed è qui che nasce lo scherzo dei colleghi:

“Quando hai preso appuntamento con Penelope?”

Uno scherzo che contiene una verità: la fotografia non è solo tecnica. È intuizione, posizione, tempismo. È capacità di trovarsi nel punto giusto al momento giusto.

E quando questo accade più volte, sembra quasi una magia.

La magia della Mostra, come la definisce Laura Venezia.

Laura Venezia

Il mestiere del fotografo: scegliere luce, tempo e silenzio

Nel racconto di Laura Venezia, la fotografia è sempre una questione di scelte. Non basta avere l’attrezzatura migliore. Bisogna saper leggere l’ambiente, anticipare i movimenti, capire dove cadrà la luce.

Alla Mostra del Cinema, spesso le fotografie migliori nascono da fattori che sembrano casuali ma che in realtà dipendono dalla sensibilità del fotografo.

Tra le qualità più importanti, Laura Venezia mette implicitamente in evidenza:

  • capacità di appostarsi

  • attenzione al dettaglio

  • conoscenza dei luoghi

  • lettura della luce naturale

  • intuito umano

Ed è proprio questa combinazione a rendere le sue immagini riconoscibili.

Cannes: la città che scompare come un sogno

Se Venezia è magia sull’acqua, Cannes è magia sul mare. Laura Venezia descrive il Festival di Cannes come una città irreale, un universo parallelo che vive intensamente e poi svanisce.

Secondo Laura Venezia, Cannes e Venezia hanno qualcosa di essenziale in comune: quando vai via, sembra che non siano mai esistite.

Il Festival diventa una lanterna che proietta:

  • personaggi

  • storie

  • sogni

  • desideri

  • film

E poi tutto sparisce nel giro di poche settimane, lasciando solo il silenzio della memoria.

È un’immagine poetica, ma incredibilmente concreta per chi vive davvero questi eventi.

La fatica del primo giorno: il festival visto dall’interno

Nel racconto di Laura Venezia, il primo giorno a Cannes è il più difficile. Non per disorganizzazione: al contrario, tutto è gestito con precisione quasi perfetta.

Il problema è un altro: la pressione.

La stanchezza del viaggio, i controlli, le attrezzature, le schede, il computer, la consegna delle foto all’agenzia. Un fotografo accreditato non può permettersi errori.

Eppure, anche in questa fatica, Laura Venezia trova bellezza. Persino la lingua francese diventa musica: “Allez-Ici!”, le sussurrano durante i controlli.

Poi appare la diva. E la stanchezza svanisce.

Il Festival come memoria personale

Il passaggio più potente nel racconto di Cannes è quello finale: l’aereo che sale tra le nuvole e la città che scompare.

Scompaiono la Croisette, il Palais, il red carpet, la spiaggia col cinema notturno, i ristoranti, le ville, gli amici. Ma nulla scompare davvero, perché tutto resta nella mente.

Per Laura Venezia, il Festival non è solo lavoro. È una forma di esperienza interiore, una sedimentazione lenta di immagini ed emozioni.

Dentro l’immagine: il dialogo con la fotografia di guerra

Un altro tassello importante del percorso di Laura Venezia è il suo progetto di interviste “da un fotografo all’altro”. Tra queste, spicca l’incontro con Alessio Romenzi, fotoreporter di guerra.

Non è un dettaglio da poco: significa che Laura Venezia non vive la fotografia come un universo chiuso nel glamour dei festival. Al contrario, dialoga con chi racconta le aree di crisi del mondo, con chi usa la fotografia come strumento di denuncia e testimonianza.

In questo progetto emergono temi profondi:

  • giornalismo e responsabilità

  • fotografia come testimonianza

  • bioetica e racconto umano

  • letteratura e immagine

È un percorso che arricchisce ulteriormente il profilo di Laura Venezia e la colloca in un contesto culturale più ampio.

Una fotografa tra due mondi: cinema e spiritualità

Alla fine, ciò che rende Laura Venezia così interessante è la capacità di muoversi tra due universi che sembrano opposti:

  • il Vaticano e i riti solenni

  • il Cinema e la magia dei festival

Eppure, in entrambi i casi, il filo conduttore è identico: la fotografia come memoria.

Che si tratti del volto di un Papa sotto il sole di giugno o di una star che sbarca al Lido, Laura Venezia cerca sempre la stessa cosa: il momento che diventa storia.

Il futuro di Laura Venezia: tra reportage, festival e nuove narrazioni

Le esperienze più recenti raccontano una professionista in piena crescita. Il percorso di Laura Venezia appare sempre più orientato verso una fotografia narrativa che unisce eventi internazionali e contenuti culturali di valore.

Le prospettive future potrebbero includere:

  • nuovi reportage in ambito Vaticano

  • racconti sempre più strutturati sui festival cinematografici

  • progetti editoriali legati al viaggio e alle città simboliche

  • mostre fotografiche che uniscano cinema e spiritualità

Il suo stile è ormai definito: una fotografia che non è semplice immagine, ma racconto.

E mentre Cannes scompare sotto le nuvole e Venezia si dissolve nella laguna, il lavoro di Laura Venezia resta. Perché ciò che lei fotografa non è solo ciò che accade, ma ciò che rimane.

Di Paolo

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